(in)felici e contenti

Il più grande errore di questo nostro tempo credo sia stato confondere le fiabe con la realtà. La presuntuosa pretesa di meritare la felicità ci ha fregati tutti quanti, trasformandoci negli insoddisfatti patologici che siamo. Vuoti di desideri o dipendenti da desideri vuoti, destinati in ogni caso a restare delusi perché non sappiamo accontentarci di altro che non sia la perfezione. Un corpo attraente. Una carriera di successo. La famiglia delle pubblicità. Abbiamo creduto che se avessimo nascosto limiti e inadeguatezze al mondo, il mondo ci avrebbe finalmente accettati ma così facendo abbiamo rinunciato al più grande dei privilegi umani che invece è quello di fallire. Perché non saranno mai i nostri errori a condannarci, quanto piuttosto le nostre illusioni. E forse il vero imperdonabile peccato è proprio questo: dimenticarci del giardino che ci circonda per lasciarci sedurre dall’idea che per saziarci abbiamo bisogno di cogliere i frutti dell’unico albero che ci è precluso. Per questo continuiamo a prendercela con la vita quando non ci concede la fiaba che auspichiamo, e non ci accorgiamo piuttosto di aver già ricevuto tutto ciò di cui avevamo bisogno, che spesso è qualcosa di molto più vero e duraturo della felicità.

 

 

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