Una vita rampante

Qualcuno si ricorderà di un personaggio, un certo Cosimo Piovasco conte di Rondò, un tale che visse sugli alberi. Questo nome non risulterà nuovo a coloro che hanno letto Il Barone Rampante di Italo Calvino, romanzo nel quale si narrano le vicende di un ragazzo, il conte Cosimo di Rondò, per l’appunto, che decide per dispetto di salire su un albero, ma da quel giorno non vi scenderà più, assumendosi ogni responsabilità e ogni merito di questa scelta. Ciò non gli impedirà di vivere una vita normale, rimanendo in contatto con la gente, senza perdere le abitudini quotidiane e anzi riuscendo persino ad innamorarsi. Una vita normale in fin dei conti, l’unica voluta e vissuta dal protagonista del romanzo.

Mi capita spesso di pensare a questo libro, nato dalla genialità straordinaria del suo autore che ha saputo creare una grande metafora di libertà e di vita. Mi chiedo se davvero, per trovare noi stessi e riuscire ad amare meglio il mondo, si debba guardare tutto da una prospettiva insolita, differente. Forse ognuno di noi deve trovare il proprio albero sul quale arrampicarsi ed essere felice.

Nella misura in cui essere felici non significa per forza vivere eternamente in una bolla protetta dal mondo. Il vero privilegio non è fuggire, ma imparare a vivere nella maniera che si è scelta, con coraggio, determinazione e un po’ di follia. Le scelte ci fanno apparire diversi agli occhi altrui, ma  invece così normali ai nostri. Solo se un giorno si trova la forza di salire su un albero e non scendere più, solo così rendiamo merito alla vita che ci è data da realizzare, normale o rampante che sia.

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