Papà, uccidi il mostro

Nei disegni dei bambini il cielo è sempre azzurro e i mostri assumono mille forme diverse ma mai quella delle ciminiere. Anche Federico era un bambino, eppure nel disegno che ha lasciato sul comodino prima di volare più in alto del cielo dove l’aria è pulita e si può respirare senza la paura di doversi ammalare, il nero del fumo ha nascosto tutti gli altri colori.

Nel 2014, quando quel mostro lo ha divorato, aveva soltanto nove anni, quattro anni prima gli era stato diagnosticato un neuroblastoma. Un nome difficile da pronunciare e ancor più difficile da accettare perché a quell’età un po’ di stanchezza, il mal di pancia e la fatica a mangiare non ti fanno pensare ad un male senza rimedio. A quell’età si è troppo piccoli per morire. E la vita di ciascun innocente è un prezzo troppo alto da pagare per le colpe dei grandi.

Taranto, la città in cui lui è vissuto e che attraverso quel foglio ha raccontato con la verità di cui soltanto i bambini sono capaci, non è cambiata da allora. Le ciminiere continuano a sputare nuvole nere come l’acciaio, l’indifferenza continua a mietere vittime innocenti.

“Papà, uccidi il mostro” ha scritto in fondo al suo disegno. Federico ci ha chiesto di cambiare il finale di questa storia, e non smetterà di farlo fin quando i bambini come lui non ricominceranno a crescere sotto ad un cielo limpido e circondati dai colori di un mondo in cui gli unici ad essere sconfitti sono i mostri.

 

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