Mors tua vita mea. La facilità di morire se nessuno è disposto a cambiare

Davvero pensavate di scongiurare il cambiamento climatico? Voi che tra la vostra vita e la più inutile delle abitudini state ancora scegliendo l’aperitivo? Davvero vi sareste fermati per salvare l’ambiente voi che non ne volete sapere di rinunciare a nulla, anche a costo di mettere a repentaglio la vita di chi vi sta accanto? No, certo che no. E infatti sapete qual è la novità? Che la Terra si sta già salvando da sola e ci sta dimostrando che può benissimo fare a meno degli esseri umani. Infatti, mentre noi disperiamo per lo sgretolarsi delle nostre insostenibili economie, i livelli delle immissioni inquinanti nell’aria, quelle sostanze mortali di cui siamo gli artefici, sono crollati.
Crollerà adesso la nostra arroganza? O continueremo a crederci creature superiori alle altre, anche se non riusciamo a tenere a bada un invisibile parassita? Siamo rimasti indifferenti di fronte ad estinzioni, crudeltà e devastazioni di cui noi stessi siamo responsabili. E adesso che a bruciare sono le nostre vane certezze, adesso che a sciogliersi sono le nostre lacrime amare, adesso che le bestie impaurite e in fuga siamo noi, chi ci salverà da noi stessi?
Basterà questo maledetto Covid19 ad insegnarci la misura, a seminare il buon senso nelle nostre teste inzuppate di futilità, a mostrarci questo pianeta al di là dei limiti che vi abbiamo tracciato? In fondo è bastato uno starnuto a trasformare l’oriente nell’occidente, a capovolgere il nord con il sud. All’improvviso gli appestati da evitare e tenere a debita distanza siamo diventati proprio noi italiani, che non mangiamo topi o pipistrelli ma vantiamo la cucina migliore al mondo.
Da un giorno all’altro il futuro non abbiamo più potuto procastinarlo. Non abbiamo avuto scuse dietro le quali trincerarci per rimandare un cambiamento necessario che da troppo tempo stavamo ritardando. Forse, se avessimo avuto più fede nella scienza e più fiducia nella ricerca, non saremmo nella situazione in cui siamo oggi. Forse, se avessimo capito prima che la terza guerra mondiale non si sarebbe combattuta con droni e missili ma con Amuchina e mascherine, oggi il bollettino dei decessi ci presenterebbe un conto diverso.
Certamente, se i malati e i vecchi fossero contati davvero qualcosa per questa assurda società di indifferenti, non avremmo sottovalutato questa epidemia, tirando un sospiro di sollievo al sentire nominare l’ennesima vittima “ultraottantenne e con patologie pregresse”. E sapete qual è la verità? Quei vecchi e quei malati sarebbero morti anche senza contrarre il coronavirus, perché purtroppo sono già vittime di un virus ben più letale: il nostro forsennato egoismo, la nostra totale incapacità di metterci nei panni del prossimo.
C’è qualcosa di tremendamente feroce e vigliacco in questo sentirci al sicuro per il fatto di non considerarci tra la schiera dei condannati. Nel crederci al riparo solo perché giovani e sani o ancora capaci di far girare il denaro. Invece questa volta la salvezza non è assicurata per nessuno, perché quando saranno finiti quelli con troppi anni e troppi malanni addosso, non potremo più alzare le spalle, a quel punto toccherà a noi. E con i nostri intoccabili diritti non ci faremo proprio un bel niente, perché quando sarà troppo tardi, quando non avremo più nemmeno la forza di respirare, sarà qualcun altro a scegliere per noi. Sarà un medico straziato ed esausto che, in nome della possibilità di sopravvivenza, stabilirà se meritiamo di vivere o di morire.
Lo so che non ci credete ancora. Lo so che pensate: quanto allarmismo per un’influenza, così si perdono posti di lavoro! Lo so che state già pensando a come fare i furbi per eludere i controlli delle zone rosse o per approfittare degli stanziamenti pubblici una volta che l’emergenza sarà terminata. Purtroppo però, quella che voi credete una sciocca fantasia, da qualche parte è già diventata una mostruosa realtà, e mentre voi continuate a sorseggiare i vostri irrinunciabili cocktail, incuranti del fatto che state rischiando di contagiarvi e contagiare qualcuno che non ha colpa, magari lamentandovi delle misure di contenimento di un’epidemia che ancora vi fa ridere, qualun altro sta seppellendo i suoi cari a causa vostra, perché anche se continuerete a negarlo fino alla morte, saranno proprio i vostri comportamenti irresponsabili ad essere i primi responsabili di questo olocausto.

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