Human Library

In danese, la lingua dei suoi fondatori, si scrive: Menneskebiblioteket, nel mondo è meglio conosciuta come Human Library. Il nome stesso ci suggerisce che si tratta di una biblioteca piuttosto particolare dove infatti attendere i lettori non ci sono libri di carta ma storie in carne ed ossa.
I libri in questa biblioteca insolita sono niente di meno che degli esseri umani, tutti rigorosamente volontari, che mettono la narrazione del proprio vissuto a disposizione di chiunque abbia il desiderio di ascoltare senza anteporre pregiudizi, ma anche di interagire, ponendo domande e trovando risposte su tematiche di qualunque genere che possono essere affrontate in maniera costruttiva.
Da quando, nella primavera del 2000, a Ronni Abergel, suo fratello Dany e i colleghi Asma Mouna e Christoffer Erichsen è venuta l’idea di fondare questa organizzazione no-profit, nel frattempo le Human Libraries, pur mantenendo la sede a Copenaghen si sono moltiplicate, oltrepassando i confini nazionali e raggiungendo ben sei continenti in più di ottanta paesi diversi.
La finalità dell’iniziativa però è rimasta la stessa e cioè quella di creare uno spazio nel quale persone diverse possano dialogare liberamente senza essere giudicate per le proprie esperienze di vita. Anche per questo motivo le Human Libraries organizzano eventi presso librerie, musei, conferenze, festival, scuole e università.
In un presente che ci vuole sempre più connessi ma isolati, dove la presunzione di comunicare è diventata una prerogativa alla portata di tutti e l’umiltà e la pazienza di ascoltare virtù di pochi, dove gli individui sono sempre più avvezzi allo scontro a discapito del confronto, schierati e irremovibili nelle loro rigide convinzioni, nei pareri aprioristici, in una conoscenza superficiale che si ferma alle etichette del qualunquismo, leggere è già un atto rivoluzionario in sé. Esso implica infatti la volontà di mettersi in discussione.
Se poi ad essere lette sono le pagine irripetibili che compongono l’esistenza umana, quelle che soltanto la vita reale ha la prerogativa di scrivere, l’esperienza di ascolto diventa ancor più significativa.
Se c’è una cosa che possiamo imparare dai libri così come dalle persone (e questa iniziativa lo dimostra) è che non siamo soli, perché quello che ci accade è già accaduto ad altri prima di noi, quello che abbiamo provato l’ha provato anche il resto dell’umanità e solamente quando ci apriamo alla possibilità di andare incontro a qualcosa di diverso, di altro da noi, che finalmente troviamo anche noi stessi.

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