Cultura low cost

Grazie ad una semplice connessione ad internet e quindi attraverso una rete Wi-Fi gratuita o al massimo con l’impiego di pochi euro, qualunque utente ha la possibilità di accedere ad una sterminata quantità di informazioni e quindi di fruire liberamente un’ampia varietà di testimonianze facenti parte del patrimonio culturale mondiale.

L’emergenza che stiamo vivendo ha poi in questo senso dato una spinta propulsiva ad un processo inevitabile, ed in parte già in atto, che vede un connubio sempre più stretto tra conoscenza e nuove tecnologie. Oggi ognuno di noi ha l’opportunità di leggere liberamente migliaia di libri, sfogliare quotidiani e riviste, seguire corsi online e dirette radio e tv, guardare serie e film in streaming, ascoltare musica, audiolibri e podcast, ma anche visitare virtualmente musei, gallerie d’arte e siti archeologici. Su molti fronti la tendenza è infatti proprio quella di mettere a disposizione di tutti una quantità mai vista prima di contenuti. Una realtà impensabile anche solo fino a qualche decennio fa, quando la cultura era ancora un privilegio riservato alle élite e preclusa quindi alla maggior parte delle fasce sociali.

Nonostante questo però, farsi prendere da facili entusiasmi è ancora prematuro visto che la condizione alla quale siamo approdati non è affatto un punto di arrivo bensì di partenza. Permettere alle persone di varcare le anguste porte della conoscenza infatti non significa dar loro in pasto un marasma di contenuti ma fornire piuttosto gli strumenti necessari ad orientarsi tra essi.

Per prima cosa, se si vuole davvero costruire una sorta di “democrazia” della cultura, è necessario che le persone sviluppino una sensibilità ad essa. Infatti, per quanto preziose e lodevoli siano le iniziative di numerosi enti pubblici e privati che stanno avendo luogo negli ultimi tempi, non basta ad esempio mettere a disposizione dell’utente medio un link attraverso il quale visitare una mostra o consultare un determinato archivio, perché l’utente medio passerà oltre, continuando a scrollare imperterrito la timeline dei social, a meno che l’iniziativa non gli susciti una certa curiosità e favorisca la voglia di scoprire cosa si nasconde dentro ad un museo nel quale non aveva mai sentito prima la necessità di mettere piede. Per propria natura, in assenza di stimoli, l’essere umano finisce sempre per scegliere la cosa più facile perché è naturale fidarsi di ciò che si conosce già rispetto a qualcosa che invece si percepisce come lontano o altro da noi.

Dovremmo averlo già imparato a scuola (il condizionale è d’obbligo) che la conoscenza autentica, quella che ci permette di decifrare il presente, non passa mai attraverso un’imposizione autoritaria bensì per mezzo di una condivisione autorevole, così come la cultura non è la somma sterile di nozioni ma desiderio insaziabile di conoscenza. Per questo non basta mettere un libro nelle mani di un uomo, bisogna prima insegnargli a leggere. Sono processi che richiedono tempo ma che non vanno mai dati per scontati, sopratutto in questo preciso momento della storia in cui siamo letteralmente bombardati di informazioni di qualunque tipo e con un’affidabilità e un’aderenza alla verità che talvolta lasciano un po’ desiderare.

Mai come ora è quanto più necessario imparare a selezionare, ed è proprio questo il secondo snodo strategico che o condurrà le persone a raggiungere la padronanza di una cultura vera e concreta o le condannerà ad essere ancora una volta tagliate fuori. C’è un confine molto labile tra queste due prospettive e per individuarlo dobbiamo avere chiaro qual è significato della parola cultura di cui in troppi e per troppo tempo se ne sono fatti sfoggio, finendo per essere proprio questi i più deleteri detrattori di essa.

Alla cultura purtroppo si attribuisce ancora un valore quantitativo, quando invece il valore di questa può essere definito solamente su di un piano qualitativo. Il bagaglio culturale di ognuno di noi infatti non è costituito da quello che sappiamo, bensì da come lo sappiamo.

In questo frangente sarebbe senz’altro utile abbandonare la tendenza a confondere questo bagaglio come una sorta di server nel quale ammassare informazioni senza alcuna relazione tra loro, una specie di soffitta impolverata da tenere in testa e nella quale accumulare cose di cui non sappiamo che farcene, soltanto per il vanto di dire ho studiato questo oppure ho letto quest’altro. Per far fronte al futuro che ci aspetta abbiamo invece bisogno di pensare e alimentare la cultura come un motore potente e capace di condurci lontani. Un navigatore che ci aiuti ad orientarci rispetto alle sue innumerevoli possibilità. Un calcolatore che ci permetta di incrociare informazioni e dare non solo risposte ma suscitare domande. Un algoritmo che ci aiuta ad interpretare il mondo che ci circonda.

È, permettetemi la metafora tristemente attuale, una sorta di mascherina che ci lascia respirare in sicurezza, perché dotata di un filtro speciale che scinde ciò che è utile e necessario da ciò che non lo è e rischia solo di rallentare la nostra vita con inutili zavorre. Coltivare la propria cultura personale, oggi più che mai, significa sviluppare gli anticorpi alle menzogne che ci vengono propinate, significa schivare stupidità e pericoli che spesso vanno a braccetto, significa essere individui selettivi, consapevoli e liberi perché cultura è soprattutto la facoltà di saper scegliere, la facoltà di essere più che di avere.

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