Bimba in rianimazione, il medico ne ottiene l’affido

Questa non è una storia di malasanità come quelle che purtroppo salgono agli albori della cronaca. E’ una storia diversa, di un’umanità che va oltre il proprio ruolo, la professione che si ha l’onore di esercitare. E forse per questo passa così timidamente sui media nazionali. In fondo le buone notizie non fanno mai troppo scalpore.

Arriva direttamente dalla “Casa Sollievo della Sofferenza”, l’Ospedale di San Giovanni Rotondo (Foggia) ma questa volta i miracoli non c’entrano o per lo meno non direttamente. Tutto è iniziato qualche anno fa, quando una bambina di soli sette mesi venne ricoverata presso reparto di rianimazione dell’ospedale e collegata in maniera permanente ad un respiratore.

La diagnosi fu: Sindrome di Bruck, una malattia molto rara. Da allora sono trascorsi sei anni. I genitori della bambina hanno smesso di andarla a trovare ma lei in tutto questo tempo non è mai stata sola. Al suo fianco ci sono stati il personale medico e paramedico dell’ospedale che, assistendola ogni giorno non soltanto con le cure della medicina ma soprattutto con quelle dell’amore, si sono trasformati per lei in una grande famiglia.

Di famiglie poi questa bimba  potrebbe averne presto due: la prima, quella dell’ospedale, la seconda, quella del dottor Giuseppe Melchionda, primario del reparto di rianimazione che insieme a tutti gli altri si è occupato della piccola paziente durante questi anni. Alla richiesta degli assistenti sociali su chi si fosse assunto la patria potestà della bambina il dottore non ha esitato un attimo. Infatti il tribunale di Bari ha concesso l’affido al medico che adesso spera di ottenere l’adozione della bimba.

A volte per fare qualcosa di grande non serve essere né santi né supereroi.  Basta ricordarsi di essere degli uomini e di avere un cuore.

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