Arrivederci

Non c’è niente da fare: nemmeno gli arrivederci ci piacciono. Specialmente quelli che hanno tutto il sapore di un addio. Nel vedere qualcuno che parte il pensiero va ai tanti momenti che non torneranno e una parte della nostra storia che se ne va.

Quando è un pontefice ad andarsene, malgrado lo faccia con tutta la compostezza che lo distingue, anche se ha detto che resterà insieme a noi in preghiera,  forse da domani meglio e più di ora. Anche se si ritira da questo nostro mondo perverso e assordante per tornare nel suo, fatto di  studio, spiritualità e soprattutto di Dio. Eppure questo congedo ci rattrista. Siamo abituati a pontefici che muoiono ma completamente impreparati a vedere l’uomo che c’è oltre la figura del Papa. Un uomo riservato ma gentile, per molti emblematico come tutti quelli che non fanno rumore ma sensibile, intellettualmente e spiritualmente. Capace di ricordare al mondo che siamo esseri umani e come lui “umili lavoratori nella vigna del Signore”.

Allora qual è il modo giusto per salutarlo? Gli auguriamo il meglio per questa nuova vita che ha intrapreso, gli diciamo Grazie per il coraggio, la coerenza e la saggezza con le quali ha guidato il suo popolo in questi anni. Ma il modo migliore per lasciarlo andare è forse nascosto nelle parole dei bambini dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma che oggi hanno scritto a Joseph Ratzinger:  “Sei il nonno di tutti”.

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