Punto e virgola

I tatoo o piacciono o si detestano. Sono quelle cose che non prevedono mezze misure. Per chi li ama (e non ha paura degli aghi) vale il diritto: la pelle è la mia e ci scrivo quello che voglio. Infatti ogni tatuaggio ha il suo significato da portare addosso, impresso per sempre. Non ci si può quindi tatuare per moda, anche se ciò di cui sto scrivendo è una tendenza, in fatto di tatoo, della quale molti fra voi saranno già venuti a conoscenza. Negli ultimi tempi infatti sui social stanno girando selfie che immortalano parti del corpo sulle quali è stato tatuato un punto e virgola. In questo caso la grammatica non c’entra nulla o quasi. Si tratta piuttosto di un segno semplice, poco ingombrante, ma dal messaggio diretto quanto profondo: your story isn’t over yet. 

Si tratta infatti dello slogan relativo alla campagna ideata da Semicolon Project, l’associazione no profit che si occupa di aiutare persone con problemi mentali. A loro è dedicato questo tatuaggio, simbolo della lotta contro depressione, ansia, tendenze suicide, autolesionismo e dipendenze. Un monito indelebile per ricordare a se stessi e agli altri che il disagio mentale si può vincere.

Portarlo sulla propria pelle e condividerlo con il mondo significa avercela fatta o semplicemente abbracciare questa causa come segno di solidarietà e vicinanza a coloro che stanno ancora combattendo. Perché non va mai dimenticato che nessuno è immune dalla sofferenza, ma la storia di ognuno di noi va oltre le sue dolorose pause. E se saremo forti abbastanza, ci accorgeremo che quella che credevamo essere la fine era soltanto un punto e virgola, così come spiegano gli ideatori della campagna internazionale: “Il punto e virgola rappresenta una frase che l’autore che avrebbe potuto finire, ma che decide di non terminare. L’autore siete voi e la frase è la vita”