Piccoli (e grandi) bulli crescono

L’avrete notato anche voi che a salire agli onori della cronaca sempre più spesso sono loro: i genitori italici. Non si può negare del resto che i fatti di cui si rendono spesso protagonisti siano piuttosto deplorevoli. Tra botte agli insegnanti e discriminazioni varie, l’appellativo di “genitori bulli” che il Presidente della Repubblica Mattarella ha utilizzato recentemente nel discorso di inaugurazione dell’anno scolastico calza a pennello. Il fatto di doversi mettere alla prova ogni giorno con quello che viene definito “il mestiere più difficile del mondo” non è una giustificazione plausibile di fronte a fenomeni di grave ineducazione genitoriale, dicasi anche pessimo esempio.

Questi fenomeni si verificano ovunque e molto più frequentemente di quanto pensiamo: di fronte ai cancelli della scuola, nel parcheggio della chiesa all’uscita dall’ora di Catechismo, oppure nei pressi degli spogliatoi di palestre o campetti da calcio e perché no anche a quegli eventi glamour che sono diventate le feste di compleanno di bambini in età scolare. Ogni luogo di ritrovo per genitori frustrati si trasforma nell’occasione perfetta per montare agguerriti comizi contro il malcapitato di turno che può essere, a seconda dei casi, un insegnante, il genitore di un altro bambino o addirittura un bambino stesso. Nella fattispecie i bersagli sono quasi sempre i soggetti più deboli del sistema classe: disabili, disagiati, stranieri e “povery” in genere, quelli che ai tempi in cui andavo a scuola io venivano chiamati “sfigati”. Gli esclusi da quella folle gara di vanità genitoriale che da una parte fomenta i più piccoli deviandoli verso comportamenti inaccettabili e pericolosi e dall’altra semina nient’altro che disgregazione sociale.

Prima ancora dei figli infatti sono i genitori a bullizzare coloro che non si adeguano alla norma, anzi azzardo persino a sostenere che spesso la violenza verbale e fisica dei minori altro non è che la conseguenza del consenso incondizionato e dell’aggressività dei grandi. Che esagerazione, direte adesso! Provate però a mettervi per un attimo nei panni di una ragazzina che sente la propria madre fare commenti sgradevoli sull’aspetto fisico o considerazioni sommarie sulla moralità della madre di una sua compagna di classe. Provate a mettervi nei panni di un ragazzino che si sente incitare dal proprio padre a compiere atti scorretti in campo nei confronti degli avversari pur di fare goal. Credete davvero che questa prepotenza non abbia nulla a che vedere con il dilagare del bullismo? Credete che i genitori non c’entrino neanche un po’ con quel dato preoccupante secondo il quale un adolescente su due diventa vittima di questo fenomeno?

E allora cosa ne pensate della vergognosa notizia rimbalzata in questi giorni su numerosi giornali, che ha come protagonista un bambino autistico alla cui festa di compleanno ha visto presentarsi un solo amichetto nonostante fosse stata invitata l’intera classe? Pensate che sia stato un caso? Potrebbe essere, magari quel giorno avevano preso tutti contemporaneamente appuntamento dal dentista.

Però mi sembra molto strano visto che le mamme (e i papà) 2.0 sono continuamente connessi tra loro attraverso quegli incubatori di idiozie (e ho voluto essere soft) chiamati gruppi WhatsApp, dove scorrono trattati di qualunquismo e tuttologia farciti con vergognosi errori grammaticali, pettegolezzi di ogni natura, inframezzati da considerazioni del tipo: “quella di matematica non capisce niente e poi l’avete vista com’è sciatta?” che quasi sempre vengono partorite dalle menti di famosi luminari dell’Università della Vita. Ed è proprio nella versione digitale de La scuola di Atene che si dibatte a colpi di faccine su tematiche di fondamentale importanza tipo: “In quale centro estivo inglese iscriverete i vostri figli?” oppure si costruiscono le battaglie più agguerrite, quelle che porteranno i valorosi paladini fino all’ufficio della Preside per chiedere di sostituire le schifezze grasse e sature del distributore con merendine vegan.

E io ce li vedo quei membri del gruppo a stilare l’elenco degli invitati al compleanno dei loro pargoli, che avrà la stessa esclusività di un cocktail party al Festival del Cinema di Cannes. Esclusività appunto, significa che i compagni di classe che contano riceveranno il prestigioso invito o il privilegio di veder partecipare l’intera classe all’evento, mentre tutti gli altri resteranno fuori e le loro feste rimarranno deserte, rimbalzati da un sistema ignorante e perfido. Anche questo è bullismo, un mostro che ha tante facce, un male così banale che nessuno sembra essersene davvero accorto.

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