Ostracismo

C’è una parola un po’ inconsueta che di tanto in tanto mi torna in mente. Appartiene a vecchie reminescenze di scuola, alle lezioni di storia sull’antica Grecia. Ed è da lì infatti che proviene la parola: Ostrakon che significa “pezzetto di terracotta”. Fin qui nulla di anomalo se non fosse che quelli usati dai Greci durante le assemblee popolari non erano di certo innocui cocci qualunque. Su di essi appunto veniva scritto il nome della persona che sarebbe stata esiliata per un periodo di dieci anni. Questa pratica appartenente alla democrazia ateniese prende il nome di Ostracismo.

L’ostracizzato di solito era una persona considerata pericolosa per la comunità, facile agli eccessi, talvolta si trattava semplicemente di un nemico da allontanare. Oggi per la psicologia sociale e la sociologia l’ostracismo è l’esclusione consapevole di un individuo o di un gruppo dalla società.

Non è necessario scomodare le scienze umane per rendersi conto che quest’abitudine sia più presente che mai, che anche oggi la gente continua a mettere all’angolo qualcuno che non gli somiglia, che la pensa in maniera diversa, che non ha paura di dire la verità, specie se è scomoda.

Questo mondo avrà sempre i suoi ostracizzanti e i suoi ostracizzati. I primi sono la maggioranza arrogante e indifferente, i secondi poveri cristi senza giustizia, senza attenzione, senza diritto di contraddizione. I nomi degli uni sono scolpiti nel marmo pregiato del prestigio sociale e della buona reputazione di facciata, i nomi degli altri nel coccio di chi viene considerato poco o nulla, quello dello sberleffo, della menzogna e dell’oblio.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>