“Il dolore ci protegge”

Ciascuno di noi ha nei confronti del dolore una soglia di sopportazione diversa. C’è chi alla prima parvenza di malessere corre ai ripari imbottendosi di analgesici e chi – seppur a fatica – preferisce stringere i denti e aspettare che passi da sé. In ogni caso è chiaro che a nessuno piaccia soffrire. Eppure, essendo una costante della nostra condizione umana, il male è inevitabile, in certi casi persino necessario.

Un medico un giorno mi ha detto una frase  sorprendentemente vera: “il dolore ci protegge”, intendendo il dolore fisico come un monito ben preciso, atto ad avvisarci che qualcosa nel nostro corpo non sta funzionando nella maniera giusta.

E se questa legge immutabile e irriducibile valesse non solo per il corpo ma anche per l’anima? Quando veniamo maltrattati, trascurati o traditi triboliamo forse meno che per un taglio, una frattura o un’infiammazione? Certo che no. Quel campanello d’allarme che risuona sia nella pelle che nei pensieri è lo stesso che vorremmo acquietare fino a ridurlo ad un eco lontano. Eppure lui non ci abbandona, continua a ripeterci che qualcosa non va, come un genitore che ammonisce il figlio nell’errore.

Il dolore ce lo portiamo addosso anche quando, sotto l’effetto di un’aspirina o una bugia, ci sembra di far tacere il suo grido insopportabile. Passato l’effetto, passata l’illusione esso torna, ci stritola tra le sue inospitali braccia e ci costringe a fermarci, a riprendere fiato e coscienza, a capire, a chiedere aiuto. La sofferenza non vuole nient’altro che tenerci al riparo da un pericolo del quale siamo ignari. Lo fa per metterci in salvo, per “il nostro bene”, anche se fa male.

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