Rinascita

Quante volte si arriva a toccare il famoso baratro. Ci sono giorni, mesi, anni dai quali non sai proprio come farai ad uscirne o come ne uscirai. Ti guardi allo specchio e ti vedi diversa. Forse sei solamente stata senza sorridere per tanto, troppo tempo.

Quella che eri, chissà dov’è ora? Ma in un punto di questa storia devi esserti distratta per forza e hai perso il segno. Ti sei persa tu e un sacco di occasioni per fare quello che avresti voluto, dovuto. Hai lasciato che la vita ti passasse attraverso e ti raggelasse come un vento che viene da Nord. Ti chiedi se tutti prima o poi si sentano così. A te sembra di non sentirli più gli altri, non li riconosci più. I tentativi vani di risalire ti hanno fatta scivolare ancora più giù.

Ed ora che te ne stai rannicchiata sul fondo, puoi solo alzare gli occhi in alto, fissare il cielo lontano e renderti conto di quanto sia profonda quella voragine. Puoi decidere di restare lì per sempre oppure arrampicarti ancora. Puoi decidere di essere tu il vento impetuoso e non lasciarti fermare da niente, catturare da nessuno. Continue reading

Una bella lezione

Ogni storia ha qualcosa da insegnarci, soprattutto quelle che raccontano gesti più eloquenti di mille parole. Piccoli atti coraggio e solidarietà che significano grandi lezioni di umanità. Il protagonista, in questo caso, è Jackson Joston, un ragazzino americano di undici anni che un bel giorno, per solidarietà con il nonno malato, si è rasato tutti i capelli. L’uomo infatti si stava sottoponendo ad un ciclo di chemioterapia.

Di certo, il nipotino non aveva messo in conto che, proprio a causa del suo nuovo look, sarebbe stato deriso dai compagni di scuola. Il preside della Pekin Middle School, in Iowa, ha deciso di intervenire per dare una bella lezione ai bulli. Niente punizioni, richiami ufficiali o note di demerito. Tim Hadley non ha fatto altro che organizzare un’assemblea straordinaria e lì, davanti agli occhi sgranati dei suoi studenti, ha chiesto a Jackson se gentilmente potesse rasare i capelli anche a lui.

A volte, come in questo caso, non serve altro per dire a qualcuno: sono con te. Mentre quella parte di mondo che giudica sempre senza sapere, questa volta sarà rimasta a guardare, in silenzio, senza scherno. E qualcuno chissà, avrà imparato che oltre l’apparenza si nasconde spesso un’altra verità.

Spidey, storia di un eroe normale

Quella che sto per raccontarvi è la storia di un “ragazzo normalissimo con un progetto straordinario”. Così tiene a precisare il protagonista nella pagina facebook Spider4kids dedicata alla sua iniziativa. E’ una storia vera, di vera umanità, anche se quando ne sono venuta a conoscenza mi sembrava uscita da un fumetto.

Di fumetti, Alessio Cossu in arte Spidey, deve averne letti tanti prima di scoprire che anche dentro di lui si celava un supereroe. Questo Peter Parker genovese in realtà è un ragazzo come tanti: classe 1988, professione operaio, nella vita ha tre grandi passioni: la musica, lo sport e la sua Harley. Fin qui nulla di strano se non fosse per quel suo cuore speciale, capace di autentica bontà e autentico altruismo, insomma qualità rare.

“Ho sempre voluto rendermi utile per gli altri in qualche modo” mi confida. L’ispirazione è nata seguendo su Instagram il fondatore dell’Associazione Heart of a Hero: Ricky Mena. E così sono bastati un costume da Spiderman e tanto amore per il prossimo a trasformare il nostro Alessio in un supereroe dei piccoli, ma anche dei grandi.

Sui social si firma come Spidey e la sua missione è portare un po’ di spensieratezza là dove manca. In poche parole, regala attimi di magia ai pazienti ricoverati in ospedale, porta allegria nelle case di accoglienza e tanta leggerezza quando si presenta nelle abitazioni private o ai centri estivi. Ovunque ci sia qualcuno che sta affrontando un momento difficile, Spidey c’è.

Basta scrivergli un’email o contattarlo su i social ed ecco che in un attimo arriva a destinazione, sparando le sue ragnatele e volando da un tetto all’altro. Guai a chiedergli quanto costa una sua visita. “Nulla” è la risposta. Del resto, come ci insegna lui stesso: “i supereroi, dopo un salvataggio, non presentano mica il conto al malcapitato di turno!” Il sorriso con cui i bambini lo accolgono, lo stupore che vede brillare nei loro occhi o semplicemente la consapevolezza di portarli lontani con la fantasia, per lui è già il profitto più alto del mondo.

A ricaricare i suoi super poteri gli basta la gratitudine della gente. Con Spidey non c’è nemico che non possa essere sconfitto: il dolore, la paura, la malattia, ma anche la solitudine e la noia vengono catturati nella sua ragnatela e poi neutralizzati a suon di giochi e divertimento. Continue reading

Storie ed empatia

Le storie si sa, ci sono da quando esiste l’uomo. L’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni altrui, pure. Cosa c’entrano questi due aspetti tra loro? Forse è la stessa domanda che si è posto lo psicologo e romanziere Keith Oatley, il quale in uno studio scientifico da lui stesso redatto, ha raccolto tutte le ricerche riguardanti gli effetti della narrativa sul cervello umano e ha scoperto esserci una profonda correlazione tra la fiction e la capacità di comprendere se stessi e gli altri. Tutto ciò scaturirebbe proprio dall’immaginazione che si attiva ogni volta che leggiamo un romanzo, guardiamo un film, assistiamo ad uno spettacolo teatrale, e che ci porta a guardare il mondo con occhi diversi, a comprendere meglio gli stati d’animo, ad accrescere le nostre doti relazionali. Continue reading

Nice

Nice. Se lo leggi in inglese significa bello, piacevole, carino. In francese è una famosa località della Costa Azzurra. Nizza resta per me una delle città più affascinanti che abbia mai visto.

E’ ricca e moderna come una metropoli, ma curata in ogni angolo e silenziosa come un piccolo paese di provincia. Non c’è il rumore delle auto, dei clacson, nemmeno quello dei camion. Soltanto un vociare di gente che riempie le strade. E’ un salotto elegante e raffinato, affacciato su un mare che lusinga lo sguardo e quell’azzurro non lo dimentichi più. In questi giorni di luglio di qualche anno fa, sulla Promenade des Anglais ci stavo passeggiando anch’io.

Posso solo immaginare quanto possa essere stato magico il lungomare vestito a festa ieri sera, la festa della libertà e della democrazia, con il cielo che si illuminava di fuochi d’artificio e la gente che li ammirava.

Forse per un istante nessuno avrà pensato a niente di brutto. E sta proprio in questo la viltà: nel fatto che la morte ti sorprenda mentre sei indaffarato ad amare la vita. Speravo di aver fatto un incubo stanotte. Speravo che questa non fosse l’ennesima tragedia in un’estate piena di cronache da tragedia. Mi ferisce dover credere invece che ottanta vite, ancora una volta, siano state falciate via, che quel posto si sia improvvisamente trasformato in uno scempio, in un inferno, in un orrore da ripulire. Continue reading

storia di una perla

Ostrella era un’ostrica che non si conosceva abbastanza e si amava ancor meno. Il mare in cui viveva era pieno di creature più sicure e avvenenti di lei che invece, goffa com’era, si nascondeva dietro alla sua impenetrabile corazza: una conchiglia ruvida e squamosa.

Ai molluschi come lei del resto nessuno faceva caso ed Ostrella non sapeva far altro che restare in disparte, passando le sue giornate attaccata ad uno scoglio scabro, l’unico che per lo meno le somigliasse un pochino. Sapeva che non sarebbe mai stata come le altre creature marine eppure c’era una domanda che continuava a scuoterla come le onde del mare: “E se in fondo ce l’avessi anche io qualcosa di speciale?” Se esisteva, Ostrella non lo aveva ancora trovato, doveva essersi ben mimetizzato proprio come lei. Continue reading

Il curriculum degli insuccessi

Apparteniamo ad anni in cui non è prevista la possibilità dell’insuccesso. Di posto non ce n’è per chi non taglia il traguardo in tempo, peggio ancora per coloro che in fondo non ci arrivano proprio. Spesso non basta neanche un curriculum efficace, compilato ad hoc seguendo i consigli elargiti dagli esperti di successo, con tanto di competenze, esperienze, referenze, parole tutte scritte in inglese, che si sa, danno sempre una marcia in più.

Siamo allora condannati ad essere rampanti fuori e frustrati dentro, perché l’apparenza, ci insegnano, va sempre salvata. Siamo tutti in vendita, spinti ad ostentare un packaging accattivante, tutti in fila, ad aspettare di far carriera, esposti sullo scaffale della società. I pezzi fallati, invece, restano ben nascosti, accatastati nel magazzino della nostra verità. Continue reading

Il posto delle storie

Dove vanno a finire tutte le storie che abbiamo ascoltato, letto o vissuto? Le fiabe che ci facevano sognare da bambini, i film con i quali ci siamo emozionati, le avventure divertenti da raccontare agli amici. Ve lo siete mai chiesto?

Io credo che siano rimaste impigliate da qualche parte dentro di noi. Hanno trovato posto in mezzo ai nostri ricordi oppure si saranno strette in quel bagaglio a mano chiamato “cultura”, che più si riempie e più ci rende leggeri.

Altre invece, forse proprio quelle storie che crediamo di aver dimenticato, continuano ad agitarsi in noi, a muoversi come spiriti in mezzo ai nostri gesti, guidano le scelte da compiere, e in silenzio, ci rendono ogni giorno quelli che siamo.

Siamo fatti di storie noi. Storie che non si perdono mai, anche quando la memoria smette di raccontarle. Semplicemente restano aggrappate al cuore, nascoste, come il più prezioso fra i tesori.

Il filo rosso del destino

I Giapponesi credono che ognuno di noi nasca con un filo rosso che lo lega per sempre alla propria anima gemella. Quest’antica credenza popolare proviene da una leggenda di origine cinese secondo la quale Wei, un giovane che desiderava sposarsi e avere una grande famiglia attorno, nonostante fossero passati molti anni, non aveva ancora trovato la donna giusta con la quale condividere questo desiderio.

Un giorno però incontrò un anziano seduto sui gradini di un tempio che sosteneva di essere un dio. Dopo aver consultato il suo libro, il vecchio disse a Wei che la donna della sua vita aveva solo tre anni e quindi ne doveva attendere altri quattordici prima di poterla sposare. Continue reading

I giorni della paura

Di cosa sono fatti questi giorni? I giorni della paura. Ci guardiamo attorno circospetti, prudenti. Pensiamo: meglio non prendere l’aereo o la metropolitana, meglio non andare a quel concerto o al cinema, meglio rinunciare a visitare quella città per Natale. Eppure il Natale arriverà lo stesso. Ci troverà immobilizzati come bambini che temono il buio e, nascosti sotto le coperte, sperano che i mostri non li scoprano. Ci troverà confusi e non sapremo dire se sarà un Natale di guerra oppure no. Se la guerra sia già iniziata e ce ne accorgiamo soltanto ora, se sia la terza o la prima per noi, uomini e donne di un tempo in cui la paura all’improvviso si è impossessata dei nostri passi, come uno spettro che fagocita la vita e ci restituisce una quotidianità che non sappiamo più riconoscere. Come il cuore che si ferma per un istante di fronte ad un trolley abbandonato in una stazione, un pacco di cui non si conosce la provenienza o un ragazzo che corre in un supermercato con uno zainetto. Eppure passeranno anche questi giorni, chissà quando, ma se ne andranno via. Riprenderemo a respirare. La paura resterà in un angolo, giusto il tempo di cambiare maschera, ma per un istante ci lascerà di nuovo vivere.  

Politically Correct

Questa idea che ci siamo messi in testa di essere tutti, come si suol dire, “politicamente corretti” ci sta snaturando. Senza voci stonate, senza tinte accese, ma soprattutto senza assumere mai una posizione davvero nostra, chi stiamo diventando? E’ giusto rinunciare alla propria identità per prendere le sembianze approvate dalla società circostante? Dagli ideali alle scelte di vita, tutto è governato dal pensare comune, quello che ci fa sentire al riparo, sotto il tetto della ragione.

Ma da lì, mentre escludiamo quelli che non ci somigliano, siamo noi o è il gruppo a decidere? E soprattutto: siamo ancora capaci di scegliere? Mai una sola volta che ci venga voglia di andarcene via e tornare per la nostra strada. Mai. La forza proviene da quella massa informe nella quale ci mimetizziamo fino a scomparire.

Non è il coraggio delle proprie opinioni, delle idee, dei valori. Non è il coraggio di sbagliare, di dissentire. Per questo è molto più facile, più comodo restare là, tra tutti gli altri e annuire, ripararsi dietro un sistema che ci rende inattaccabili, e in cambio ci chiede come voto l’obbedienza.

Un anno di ferie per stare con Naelle

Naelle è una bambina francese. Ha cinque anni, un tumore e due genitori, Jonathan e Marine Dupré, che vorrebbero starle vicino durante la terapia post-operatoria. Oggi possono farlo senza dover scegliere tra lottare accanto alla loro piccola o mantenere il posto di lavoro, perché i colleghi del suo papà gli hanno donato 350 giorni di ferie retribuite da trascorrere con lei. Quando un anno fa le è stato diagnosticato un tumore al rene, per assisterla i suoi genitori hanno presto consumato tutte le ore che avevano tra ferie e permessi. Ma è allora che è scattata la gara di solidarietà tra i colleghi del signor Dupré.

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Il sogno della barista Kathryn

“If you can dream it, you can do it” così recita una celebre frase di Walt Disney ed è un po’ quello che è successo a Kathryn Thompson. Il sogno di questa nonna del North Carolina è sempre stato quello di visitare Disney World ma il costo del viaggio, al di fuori della sua portata, le ha sempre impedito di realizzarlo. Un giorno però Kathryn, da dietro il bancone dell’Acorn Coffe Shop, il bar del campus nel quale lavora, deve aver raccontato la sua storia alle persone giuste. Lucy Smith-Williams e Taylor Zisholtz, due studentesse universitarie, l’hanno infatti ascoltata e, colpite dal magico desiderio della barista, si sono prese a cuore la causa. “In un mondo dove tutti sono così freddi, mantengono i loro desideri e i loro sentimenti tutti per loro. Kathryn invece è una porta aperta, che accoglie tutti e lavora sodo” ha dichiarato infatti una delle due ragazze.

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Punto e virgola

I tatoo o piacciono o si detestano. Sono quelle cose che non prevedono mezze misure. Per chi li ama (e non ha paura degli aghi) vale il diritto: la pelle è la mia e ci scrivo quello che voglio. Infatti ogni tatuaggio ha il suo significato da portare addosso, impresso per sempre. Non ci si può quindi tatuare per moda, anche se ciò di cui sto scrivendo è una tendenza, in fatto di tatoo, della quale molti fra voi saranno già venuti a conoscenza. Negli ultimi tempi infatti sui social stanno girando selfie che immortalano parti del corpo sulle quali è stato tatuato un punto e virgola. In questo caso la grammatica non c’entra nulla o quasi. Si tratta piuttosto di un segno semplice, poco ingombrante, ma dal messaggio diretto quanto profondo: your story isn’t over yet. 

Si tratta infatti dello slogan relativo alla campagna ideata da Semicolon Project, l’associazione no profit che si occupa di aiutare persone con problemi mentali. A loro è dedicato questo tatuaggio, simbolo della lotta contro depressione, ansia, tendenze suicide, autolesionismo e dipendenze. Un monito indelebile per ricordare a se stessi e agli altri che il disagio mentale si può vincere.

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Il bisogno di credere

Che sia Dio o se stessi, che sia un’idea balenata all’improvviso o una chimera che si insegue da anni, tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Senza sosta, inseguendone il profilo con un impeto che non si placa mai. E’ la necessità di ancorarsi da qualche parte per non perdersi in mezzo alla tempesta, per guadagnarci un angolo di Paradiso ora o forse più tardi oppure seguire una strada che non c’è ancora ma abbiamo deciso di tracciare lo stesso.

Se ci credi esiste, se ci credi si avvera. E’ questa la chiave che ci permette di spalancare qualunque porta. Di frantumare ostacoli come paure. Io credo in questa formula, in questa legge, in questa verità, in questa causa, in questo sentimento. Credere è lasciare alla vita il permesso di tuffarsi nell’ignoto e da lì prendere la sua piega. E’ il moto che vince l’inerzia e ci conduce là dove era giusto che arrivassimo.